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ADVERTISING STORY - Ferrero Rocher, stuzzica di più la signora o il cioccolatino?

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Rolls Royce, autista, abito giallo, languorino… sicuramente hai già capito: lo spot Advertising Story di questa settimana è quello dei cioccolatini Ferrero Rocher.

Tra gli spot di successo degli anni Ottanta e Novanta, abbiamo selezionato proprio questo per l’accento che pone sulla valorizzazione del prodotto, essendo questa parola (valorizzazione) la nostra parola focus del mese (capito di che parliamo? Leggi qui).

Il lavoro di valorizzazione pubblicitaria, infatti, raggiunge qui altissimi livelli: una semplice pralina con cioccolato e nocciole diventa un simbolo di eleganza e piacere, grazie alla creatività e all’abilità del team che ha ideato lo spot. Vediamo come ci riescono.

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Una macchina di lusso guidata da un distinto autista di nome Ambrogio gira per le vie trafficate di una città (che potrebbe essere Milano dal nome dell’uomo). All’interno, una bellissima signora vestita molto elegantemente lamenta ‘un leggero languorino’, subito soddisfatto dal premuroso Ambrogio con un vassoio di Ferrero Rocher, che appare come per magia da un prezioso vano in radica del sedile di fronte.

Ciò che accade è poco o niente: una donna vuole un dolcetto e il suo autista glielo offre. Molto più importante è l’immaginario trasmesso, il mondo che viene costruito attorno al prodotto. Ciò che viene creato qui è un contesto raffinato ed esclusivo in cui il prodotto regna sovrano, svolgendo il fondamentale ruolo di soddisfare l’affascinante protagonista. E con lei, tutti i potenziali consumatori del prodotto che ambiscono a frequentare lei e questo mondo (del resto sono gli anni Novanta è l’ambizione alla ricchezza e all’arrampicata sociale è molto forte).

La valorizzazione del prodotto passa molto dall’estetica: dal packaging dorato (che si abbina all’abito giallo della signora) alla presentazione a piramide su vassoio di argento, fino ovviamente alla bellezza della signora, che fa da corollario all’esaltazione visiva del prodotto.

Una menzione speciale merita il lavoro di copywriting: i testi dello spot sono essenziali ma calibratissimi, perfetti nel restituire attraverso il modo affettato in cui parlano i protagonisti il ceto sociale di riferimento. Il ‘leggero languorino’, in particolare, si è talmente impresso nella memoria popolare da essere ormai diventato quasi un modo di dire.

Sottile e originale, uno degli spot più furbi di sempre.

 





      

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